_mbp9988-3-w-2000m

_

Il parallelo tra l’uragano forse più famoso degli ultimi anni e il tuo matrimonio, non è azzardato come pensi. Infatti anche tutte le difficoltà che stai affrontando per realizzare il tuo matrimonio sono una sorta di uragano che devi affrontare spesso da sola, tra un fornitore e l’altro, dove nessuno ti da certezze e punti fermi.
In questo post, vorrei invece darti degli spunti, dei benefici per te, da cui partire e potere decidere per il meglio. Per questo ti racconto alcuni episodi della mia esperienza da fotoreporter proprio a seguito dell’uragano Katrina.
Quando si parla di Katrina, si pensa a New Orleans e al disastro che si è verificato. Il clamore mediatico su New Orleans ha distratto l’attenzione da altre zone colpite dall’uragano.
Quindi invece di andare a New Orleans decisi di andare in Guatemala, collaborando con alcune organizzazioni umanitarie, tra cui MSF e le Nazioni Unite.
La prima tappa nei luoghi dell’uragano è stata nell’area intorno il lago di Atitlan, uno dei luoghi più belli del Guatemala. L’uragano e le piogge battenti per giorni e giorni hanno provocato delle slavine di fango dalle montagne circostanti ricoprendo interi villaggi e paesi, provocando distruzione e morte, in una zona già di per sé povera.
In questa situazione, ho scoperto una storia molto interessante. Nella cittadina di Sololà, c’era forse il carcere con la maggiore densità di popolazione al mondo.
Decido quindi di andare e documentare la loro condizione. La situazione era quella di circa 150 detenuti in un’unica cella di 100 metri quadrati scarsi, ammassati l’uno sopra l’altro, in condizioni igieniche precarie e il rischio che se un detenuto prendeva anche solo un semplice raffreddore avrebbe contagiato tutti. Per documentare fotograficamente la loro situazione non avevo scelta che entrare, da solo con loro. Non era semplicissimo, bastava che qualcuno tra loro non gradisse la mia presenza o fraintendesse le mie intenzioni e la questione diventava molto complicata. Infatti, un collega giornalista francese con me per alcuni giorni, si è rifiutato di entrare. Facevo fatica a camminare, tra i letti a castello, da dove uscivano di continuo teste di persone incuriosite. Quel che mi interessava prima ancora di scattare era di parlare con loro. Stabilire un contatto, una relazione. Era fondamentale fargli capire il perché fossi li e perché volevo fargli delle foto. E capire io in che modo potevo essere utile a loro. Solo da una situazione di reciproco interesse e scambio, poteva nascere un bel lavoro. Soprattutto quando si ha pochissimo tempo e non sai se hai la possibilità di ritornarci.
Tu ti starai chiedendo che cosa c’entra questo racconto con il mio matrimonio? Uso questo racconto per farti arrivare il vero concetto di RELAZIONE e di quanto in ogni situazione sia importante sapersi relazionare con l’ambiente in cui sei e con le persone che incontri. In una situazione come quella che ti descrivo, di grande stress devi sapere mettere chi ti sta difronte a suo agio e te fotografo essere in grado di mantenere la calma per poi cogliere emozioni forti e vere. Questo accade anche nel wedding, con la differenza che invece che in una cella siamo ad una festa che dobbiamo comunque raccontare al meglio. Perché allora non mettersi nelle migliori condizioni per raccontarla? Perché rischiare che la sposa non si senta a suo agio davanti a te quel giorno e non sia spontanea e naturale? Perché invece affidarsi a chi non può garantirti che sarà lui il fotografo del tuo matrimonio?
Come evitare tutto ciò? Attraverso un percorso di RELAZIONE. Creandola già prima del matrimonio. Non riducendosi a farlo il giorno del matrimonio. Per questo, grazie anche ad esperienze come quella che ti racconto, abbiamo creato il metodo LIFESTYLE che permette agli sposi di sentirsi completamente a loro agio davanti alla macchina fotografica ed avere quindi delle foto in cui sono veramente se stessi, spontanei e naturali. La relazione, ma anche altro alla base del metodo lifestyle.
Tornando al mio racconto, in quella situazione di grande tensione il tempo mi sembrava un’eternità. Ero un po’ preoccupato perché un minimo fraintendimento poteva generare problemi. Ero solo con 150 detenuti. Ma non volevo dare a vedere questa mia preoccupazione. Decido di parlare con i detenuti. Siamo stati a lungo a parlare, volevo capire i loro problemi e le loro storie personali. Nel limite del possibile. Non volevo delle foto qualsiasi, volevo che queste avessero una storia, un’anima. Alla fine, dopo un po’, si sono fidati di me e delle mie intenzioni. Anche il fatto di essere entrato in una cella solo, con 150 detenuti, gli ha fatto capire che in quel momento ero uno di loro, ero dalla loro parte e questo li ha tranquillizzati. Alla fine, oltre a darmi modo di scattare le foto, mi hanno affidato un foglio scritto di loro pugno da consegnare alla commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite in cui descrivevano le loro condizioni. A quel punto la cosa più importante diventava la consegna di quella lettera alle Nazioni Unite, oltre alla testimonianza fotografica che avevo raccolto. La lettera era il simbolo della fiducia che ero riuscito a conquistare e che mi aveva permesso di documentare la loro situazione. Sono tornato da loro il giorno dopo con la copia della lettera controfirmata dalle Nazioni Unite. Era importante per me fargli vedere che la loro fiducia era stata ben riposta. Speravo di potere entrare nuovamente e fare altre foto, ma non è stato possibile.

Vuoi scoprire come ho applicato questa mia esperienza al mondo del matrimonio e perché per avere foto NATURALI e SPONTANEE, il modo non è il reportage ma creare RELAZIONE? www.photolifestyle.info

single-image

0